Segni e Impronta

Ritagli di giornale

La carta realizzata con gli scarti di kiwi e caffè

Rudi Bressa Sempre più ecologica, oggi la carta viene realizzata anche con gli scarti agro-alimentari. Ecco allora che kiwi, mais e caffè danno vita a carte dalle caratteristiche e dalle tonalità uniche. L’idea è tutta italiana. Si chiama Crush, la nuova carta pensata e realizzata dall’italianissima Favini, storica azienda che opera sul mercato della produzione di carta e nel settore delle carte industriali con due stabilimenti, uno a Vicenza e l’altro a Verbania. Realizzata per il 15% con i sottoprodotti di mais, agrumi, kiwi, olive, mandorle, nocciole e caffè, la carta è stata sperimentata e studiata per il mondo del packaging. La cellulosa impiegata per realizzare il prodotto proviene per il 30% inoltre da cellulosa riciclata, mentre il resto è comunque certificato FSC, ovvero proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile ed è sbiancata senza l’utilizzo di cloro (ECF). L’energia impiegata in azienda è 100% rinnovabile e autoprodotta. Source: Uploaded by user via Rudi on Pinterest Insomma una carta ecologica e dalle caratteristiche uniche, anche tattili, tant’è che sono visibili gli stessi residui organici nella trama. Una carta unica, che è stata premiata come “soluzione più innovativa di packaging ecologico” al Luxe Pack in Green Award, tenutosi a Monaco lo scorso anno. Source: Uploaded by user via Rudi on Pinterest L’azienda non è nuova a queste iniziative: da anni impiega le proprie risorse nella ricerca e nello sviluppo di materiali alternativi ed ecologici per la realizzazione dei propri prodotti. Ne è un esempio la Shiro Alga, la prima carta al mondo realizzata a partire dalla cellulosa delle alghe in eccesso raccolte nella laguna di Venezia. Il progetto piace anche all’estero, tanto che Favini si sta rivolgendo alle coste bretoni per la raccolta delle alghe in eccesso, viste le difficoltà burocratiche riscontrate ultimamente nel nostro paese. Dopo che anche il colosso della carta indonesiano, l’Asia Pulp and Paper, ha annunciato di voler fermare la deforestazione in Indonesia e di contribuire a proteggere gli habitat dell’isola, da oggi le foreste hanno un motivo in più per respirare aria di cambiamento, perché le alternative ci sono.

lifegate 12- 03-13

“Dietro alla cosiddetta sindrome da deficit di attenzione e iperattività, spesso si nasconde in realtà un talento che noi non siamo ancora in grado di riconoscere ed accettare. Anche se si tratta di risorse di cui la nostra cultura attuale ha estremo bisogno”. Intervista al professor Henning Köhler.
Sempre più spesso si sente parlare di bambini “difficili”, e delle sindromi da iperattività e deficit di attenzione (ADHD). A fasi alterne si riaccendono i dibattiti circa l’opportunità di autorizzare la somministrazione di psicofarmaci, primi fra tutti il Ritalin, ai bambini. Eppure ci sono altre prospettive su questi temi. Da un lato, si avanzano prove della connessione fra il consumo di coloranti e zucchero bianco e l’aumento di irrequietezza nei bambini, dall’altra si aprono delle prospettive educative per rispondere a queste domande. Henning Köhler è pedagogista, terapista e ricercatore, fondatore dell’Istituto Janus Korczak di Nürtingen (Stoccarda), nel quale un team di specialisti offre servizi di consulenza e terapia, rivolti a bambini, adolescenti e famiglie, e autore di numerosi libri. Con il suo lavoro, egli rivolge uno sguardo nuovo ai bambini “difficili”, portando all’attenzione come questi comportamenti siano frutto di un disagio, non tanto da reprimere, quanto da ascoltare, e sottolineando l’importanza del recuperare uno sguardo positivo sull’infanzia e sulle risorse che ogni bambino porta in sé, come “progetto di vita”.
Incontriamo il professor Köhler durante un seminario, insieme alla sua collaboratrice, la dottoressa Ute Wagner-Zavaglia.

D: Professor Köhler, cosa l’ha portata ad affermare che non esistono bambini difficili?
R Prof. Köhler: I bambini vengono al mondo con una fiducia intatta nel fatto che il mondo sia buono, ma sperimentano poi una delusione. Il loro comportamento, che a noi appare difficile, è la conseguenza di questa delusione, di questo disorientamento, del quale essi non hanno alcuna responsabilità. Ma c’è anche un altro aspetto: oggi abbiamo perso la capacità di riconoscere cosa è l’infanzia, e consideriamo “difficile”, ciò che in realtà è genuinamente infantile, anche se non corrisponde alle aspettative degli adulti.
D: Come mai si osserva un aumento dei bambini considerati “difficili”?
R Prof. Köhler: La definizione di “normalità” si sta progressivamente restringendo, e tanto più questo accade, quanto più i comportamenti dei bambini vengono considerati anormali e vengono trovate nuove definizioni di patologie ad essi legate. Ne sono un esempio le diagnosi di legastenia e dislessia. Cento anni fa era considerato normale che i bambini non sapessero né leggere né scrivere fino ad un’età avanzata. Con l’arrivo dell’alfabetizzazione universale si è instaurata una costrizione di modi e tempi per imparare a leggere e scrivere, così è comparso un nuovo problema, ben presto individuato e diagnosticato come patologia. Analogamente, nel 1986 è stata introdotta la discalculia come quadro patologico: a un certo punto i bambini che non sapevano fare i calcoli venivano considerato malati. Con l’ADHD è accaduto qualcosa di simile. Nelle condizioni di vita attuali, soprattutto nelle grandi città, viene fortemente limitata la possibilità dei bambini di muoversi liberamente, così i bambini particolarmente vivaci vengono etichettati come patologici, anche se in condizioni diverse non sarebbero stati considerati tali.
R Dott.ssa Wagner-Zavaglia: Le costrizioni che i bambini sperimentano sono rafforzate dal fatto che il nostro modo di pensare attuale si sviluppa sempre più verso un pensiero organizzato secondo schemi e regole, e questo contribuisce ad allontanare dalla comprensione di ciò che è infantile, poiché infanzia significa anche movimento ed assenza di regole…

La versione completa dell’articolo con l’intervista integrale al professor Henning Köhler è disponibile su Terra Nuova – Novembre 2008 versione eBook.

Nove punte chiuse in un cerchio e collegate tra loro a formare una stella, questo il simbolo dell’Enneagramma, un antico strumento di autoconoscenza e crescita spirituale sempre più usato nella psicologia contemporanea. 

Nato in Persia più di duemila anni fa, come percorso iniziatico dei maestri Sufi, l’Enneagramma – una stella a nove punte inscritta in un cerchio – è giunto a noi attraverso molte vicissitudini. Dapprima tramandato oralmente, negli anni venti, è stato portato in Europa da Georg Ivanovich Gurdjieff per poi assumere le valenze psicologiche, che ne fanno oggi uno strumento di conoscenza e cambiamento, con gli studi di Oscar Ichazo negli Stati Uniti e, infine, con lo psichiatra Claudio Naranjo, che ne ha permesso la sua diffusione anche in Italia.

Con l’Enneagramma possiamo conoscere le nostre principali caratteristiche e rigidità. Ai nove punti corrispondono nove tipologie, nessuno è migliore o peggiore e quel che conta è che ogni numero ha bisogno di tutti gli altri per potersi realizzare pienamente.

Ecco qualche spunto per iniziare a conosce i “doni” e le “trappole” delle nove tipologie:

Al numero Uno corrisponde “l’idealista”, colui che agisce in virtù dei suoi principi. La giustizia è al primo posto accanto ad un’estrema ricerca di perfezione che, inevitabilmente, lo porta a vivere perennemente insoddisfatto.

Il Due, chiamato “l’aiutante”, è chi desidera rendersi utile agli altri nascondendo un profondo bisogno di gratitudine e apprezzamento, l’orgoglio è il “peccato” a cui si piega e il freno alla sua evoluzione.

Il Tre è l'”organizzatore”, assertivo e ambizioso, impegnato com’è nel pianificare la propria e altrui vita, dimentica spesso di avere un cuore.

Il “dono” del Quattro è, invece, la creatività. Ama e ricerca il bello, ma poiché la bellezza è un sogno, soffre spesso di malinconia.

Il Cinque, detto il “pensatore”, si fida solo della scienza e conoscenza, il rischio è che, ritirandosi dal mondo, soffra di solitudine.

Il Sei è il “responsabile” del gruppo, può essere un ottimo collaboratore ma, frenato dal dubbio e dalla paura, può arrivare a impedirsi qualsiasi movimento.

Il Sette è l'”ottimista”, la ricerca del piacere è la sua linfa vitale, sa giocare e scherzare, la “trappola” sono gli imprevisti della vita a cui giunge spesso impreparato.

L’Otto è chiamato il “leader”, ma il timore di apparire debole lo può far diventare pre-potente.

Infine, il Nove è il numero della “mediazione”, la pace è l’ideale a cui aspira, il rischio è quello di soffocare i suoi i istinti.

Il lavoro di crescita personale consiste sia nel riconoscere quale tipologia è la più corrispondente a sé, in modo da conscersi meglio e utilizzare a pieno talenti e predisposizioni; sia nel riconoscere in sé la presenza di ogni diversa sfaccettatura, intesa come una potenzialità da sviluppare per il raggiungimento di un ottimale equilibrio, in cui siano presenti i diversi – pur se apparentemente contradditori – aspetti della molteplice personalità individuale umana.

Articolo di Gabriela De Anlis per Life Gate

In occasione della 1° edizione dell’European prisoners’ children week, l’associazione Bambinisenzasbarre organizza una mostra-evento di pittura, gioco e spettacolo per bambini e genitori. Dal 3 al 6 giugno a Milano.
La mostra verrà aperta al pubblico il 3 giugno prossimo presso l’Open Care, Via Piranesi 10, a Milano. Per l’occasione sarranno esposte le ‘opere d’arte’ disegnate dai bambini in visita nel carcere di Bollate e San Vittore. Sarà inoltre attivo un laboratorio di pittura e disegno per tutti i bambini che vorranno partecipare.

L’inaugurazione del 3 giugno, dalle 15 in poi, prevede un momento di incontro anche con i bambini del quartiere e delle altre zone di Milano, con il coinvolgimento di uno degli scrittori più impegnati nella letteratura infantile ovvero Roberto Piumini che proporrà il suo laboratorio interattivo “L’Acqua di Bumba”.

In Europa sono 820.000 i bambini che hanno almeno un genitore detenuto, di cui 75.000 solo in Italia. Per questo Ong come Bambinisenzasbarre, secondo quanto afferma la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia dell’Onu, si occupano del mantenimento della relazione tra figlio e genitore durante la detenzione di uno o di entrambi i genitori, della tutela del diritto del bambino alla continuità del legame affettivo e alla sensibilizzazione della rete istituzionale di riferimento e della società civile.

In tutta Europa saranno organizzati incontri ed eventi. Dalla Francia, dove verrà allestito uno spettacolo teatrale, all’Irlanda, che tratterà i casi di bambini con genitori detenuti risolti positivamente.

L’associazione sta inoltre svolgendo in Italia una ricerca sull'”Impatto della detenzione dei genitori sui figli”, con la collaborazione del Ministero di Giustizia e il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia.

Obiettivo della ricerca, coordinata dal Danish Insistute of Human Rights, è far emergere le buone pratiche e i punti deboli della situazione delle carceri in Europa, circa l’accoglienza dei bambini che entrano ogni giorno per incontrare il genitore detenuto, e le iniziative di formazione per il personale penitenziario.

 Articolo di Rudi Bressa tratto da www.lifegate.it

Oltre 30.000 studenti di tutt’Italia si sono improvvisati piccoli reporter e hanno raccontato a Green Cross il loro impegno per l’ambiente. 13 le scuole premiate tra le oltre 1.000 partecipanti. In giuria l’attrice Sascha Zacharias, il produttore cinematografico Claudio Bonivento, lo scenografo Francesco Graziosi e il giornalista verde Marco Gisotti.
Tempo di vacanze, tempo di premiazioni per i “giovani reporter” scelti tra gli oltre 30.000 studenti che, nello scorso anno scolastico hanno partecipato al Concorso Nazionale “Immagini per la Terra”.L’organizzazione ambientalista Green Cross Italia ha invitato bambini e ragazzi delle scuole di tutt’Italia a “immedesimarsi” nelle diverse professioni del mondo della comunicazione odierna. Il tema, svolto insieme ai loro insegnanti: raccontare lo stato del clima e dell’ambiente, rispondendo in modo soddisfacente all’appello lanciato dall’organizzazione ambientalista: “la Terra cambia, e noi?”.Primi premi e menzioni sono stati assegnati da una giuria composta da insegnanti, giornalisti, attori ed esperti di comunicazione ambientale, i quali, a partire dal 31 marzo, data di scadenza dell’invio dei lavori da parte degli istituti scolastici, si sono riuniti per la fase di valutazione degli elaborati. Tra i giurati l’attrice Sascha Zacharias, il produttore cinematografico e regista Claudio Bonivento, il grafico e scenografo Francesco Graziosi, il giornalista Marco Gisotti.I “giovani reporter del cambiamento climatico” hanno fatto i piccoli giornalisti, addetti stampa e inviati speciali, ma anche cantanti, compositori, attori, scenografi e pubblicitari. Quest’anno si sono distinte per numero di partecipanti le scuole primarie, tra cui primeggiano per merito quelle del Friuli Venezia Giulia e della Puglia. Tanti, inoltre, i lavori digitali, rispetto ai tradizionali invii in formato cartaceo. Il sito per la raccolta dei lavori è stato reso a Impatto Zero® da LifeGate.Le scuole partecipanti alla XVIII edizione si sono dimostrate sensibili alle tematiche ambientali anche promuovendo, all’interno dei percorsi educativi, conferenze aperte al pubblico, manifestazioni cittadine, laboratori per realizzare oggetti con materiale riciclato e la piantumazione di alberi nei giardini scolastici.”Un’adesione delle scuole italiane così cospicua ci dimostra che molti insegnanti sono dalla parte giusta – afferma Elio Pacilio, presidente di Green Cross Italia – e che c’è un grande impegno per educare gli studenti, fin dall’infanzia, ad avere un senso di responsabilità verso i problemi legati al cambiamento climatico e, in generale, all’ambiente. I lavori di quest’anno sono molto interessanti e i percorsi didattici sono validi, originali e stimolanti”.

Ecco le scuole vincitrici della XVIII edizione:Primo premio Scuole dell’Infanzia
– Scuola dell’Infanzia l’Albero Azzurro – Vasto (CH)
– Scuola dell’Infanzia Ortolani – Camerino (MC)Primo premio Scuole Primarie
– Scuola Primaria Silvio Pellico – Arzene (PN)
– Circolo Didattico Vanini – Taurisano (LE)
Menzione d’Onore
– Circolo Didattico Gela II – Gela (CL)
– Scuola Primaria De Gasperi – Piacenza (PC)Primo premio Scuole Secondarie di Primo Grado
– Scuola Media Aldo Moro – Gorlago (BG)
– Scuola Media Leonardo Da Vinci – San Marcellino (CE)
Menzione d’Onore
– Scuola Media Michelangelo – Bari (BA)Primo premio Scuole Secondarie di Secondo Grado
– Istituto Magistrale Caterina Percoto – Udine (UD)
– Istituto Nautico San Giorgio – Genova (GE)
Menzione d’Onore
– Istituto Superiore Enrico Mattei – San Lazzaro di Savena (BO)
– Istituto Magistrale Campanella – Lamezia Terme (CZ)
 
Queste scuole riceveranno un contributo di 1.000 euro per realizzare iniziative ambientali a livello locale.

Articolo tratto da www.lifegate.it

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Il sesto senso? Superato. Il sesto senso e mezzo? Pure. Ogni neurologo sa bene che, oltre i cinque sensi classici, gli uomini e gli animali ne hanno molti di più. Alcuni arrivano a contarne dieci, altri fino a ventuno.

Il primo a elencare i cinque sensi che tutti conosciamo – vista, udito, gusto, olfatto, tatto – è stato Aristotele. Il quale aveva una straordinaria capacità di classificare gli elementi, ma anche di prendere sonore cantonate.
I giornalisti scientifici del programma QI della BBC John Lloyd e John Mitchinson scrivono che tra gli scienziati c’è oggi accordo su almeno altri cinque sensi fondamentali, con indicazioni alquanto precise anche sugli organi deputati alla loro attivazione.
Termocezione – il senso del calore (o del freddo) – avvertito attraverso la pelle.
Senso dell’equilibrio – le cavità piene di liquido dell’orecchio interno.
Nocicezione – la percezione del dolore – attraverso pelle, muscoli e articolazioni. Stranamente non il cervello. Il mal di testa non nasce nel cervello.
Propriocezione – la consapevolezza del corpo, la conoscenza automatico-inconscia di dove sono le nostre parti del corpo senza vederle né toccarle. Per esempio, chiudendo gli occhi e agitando un piede, continuiamo a sapere dove si trova in rapporto a noi.
Eros-cezione – la stima inconscia dell’appetibilità sessuale – esistono segnali chimici che non si “sentono” con l’olfatto bensì con un silente riconoscimento da parte del sistema ormonale.
Si possono classificare come “sensi” anche gli stimoli della fame e della sete, il senso della profondità (attraverso la visione binoculare, cioè con i due occhi) e della distanza (anche con le vertigini), la musicalità, la conoscenza simbolica e di significato, il senso del pericolo fino al tema più affascinante: la sinestesia, in cui s’aprono tutte le porte della percezione e tutti i sensi collidono, combinandosi per farci vedere la musica a colori, per farci arrivare all’orgasmo, all’estasi intellettuale e religiosa.
Ci sono alcuni sensi che gli animali hanno e noi no. Gli squali hanno un’acuta elettrocezione, che permette loro di percepire i campi elettrici. Uccelli e insetti hanno un sistema di navigazione che usa la magnetorecezione per l’orientamento. I pesci ricorrono all’ecolocalizzazione, il cui organo sensorio è la linea laterale, per avvertire gli spostamenti dell’acqua intorno a loro. Gufi e cervi hanno una visione a infrarossi.

Il sesto senso? Superato. Il sesto senso e mezzo? Pure. Ogni neurologo sa bene che, oltre i cinque sensi classici, gli uomini e gli animali ne hanno molti di più. Alcuni arrivano a contarne dieci, altri fino a ventuno.

Il primo a elencare i cinque sensi che tutti conosciamo – vista, udito, gusto, olfatto, tatto – è stato Aristotele. Il quale aveva una straordinaria capacità di classificare gli elementi, ma anche di prendere sonore cantonate.

I giornalisti scientifici del programma QI della BBC John Lloyd e John Mitchinson scrivono che tra gli scienziati c’è oggi accordo su almeno altri cinque sensi fondamentali, con indicazioni alquanto precise anche sugli organi deputati alla loro attivazione.

Termocezione – il senso del calore (o del freddo) – avvertito attraverso la pelle.

Senso dell’equilibrio – le cavità piene di liquido dell’orecchio interno.

Nocicezione – la percezione del dolore – attraverso pelle, muscoli e articolazioni. Stranamente non il cervello. Il mal di testa non nasce nel cervello.

Propriocezione – la consapevolezza del corpo, la conoscenza automatico-inconscia di dove sono le nostre parti del corpo senza vederle né toccarle. Per esempio, chiudendo gli occhi e agitando un piede, continuiamo a sapere dove si trova in rapporto a noi.

Eros-cezione – la stima inconscia dell’appetibilità sessuale – esistono segnali chimici che non si “sentono” con l’olfatto bensì con un silente riconoscimento da parte del sistema ormonale.

Si possono classificare come “sensi” anche gli stimoli della fame e della sete, il senso della profondità (attraverso la visione binoculare, cioè con i due occhi) e della distanza (anche con le vertigini), la musicalità, la conoscenza simbolica e di significato, il senso del pericolo fino al tema più affascinante: la sinestesia, in cui s’aprono tutte le porte della percezione e tutti i sensi collidono, combinandosi per farci vedere la musica a colori, per farci arrivare all’orgasmo, all’estasi intellettuale e religiosa.

Ci sono alcuni sensi che gli animali hanno e noi no. Gli squali hanno un’acuta elettrocezione, che permette loro di percepire i campi elettrici. Uccelli e insetti hanno un sistema di navigazione che usa la magnetorecezione per l’orientamento. I pesci ricorrono all’ecolocalizzazione, il cui organo sensorio è la linea laterale, per avvertire gli spostamenti dell’acqua intorno a loro. Gufi e cervi hanno una visione a infrarossi.

Articolo di Stefano Carnazzi tratto da www.lifegate.it

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Dall’intenzione alla realizzazione di un progetto ci sono diverse fasi da rispettare affinché un’idea si trasformi in azione. Conoscere le diverse tappe aiuta a riconoscere tutti i diversi momenti necessari e ad attivarsi di conseguenza.  
 
 Perché i progetti – grandi o piccoli che siano – non arrivano sempre a compimento? Il motivo non è sempre lo stesso, perché il processo dell’atto della volontà è composto da diverse fasi che vanno tutte superate per costruire quel ponte che fa da collegamento tra il volere e il potere, tra l’idea e la realizzazione.
Se non siamo pienamente soddisfatti delle nostre capacità realizzative, o se vogliamo migliorarle, conoscere l’esatto percorso ci aiuta a capire quale è, per noi – eventualmente -,  l’anello più debole della catena e come intervenire per rendere più efficace la nostra volontà.

Intenzione
Prima ancora di intraprendere una realizzazione, è di aiuto interrogarsi a fondo sui fini per cui si agisce, senza fermarsi alle risposte più logiche, ma interrogandosi anche su possibili motivazioni più recondite. In questo modo, se si sarà onesti con se stessi, si potrà usare la carica motivazionale proveniente da diversi livelli, convogliando quindi energia ed entusiasmo di diversi aspetti di sé in una unica direzione.

Deliberazione
E’ la fase della valutazione degli obiettivi, delle possibilità, delle implicazioni, delle conseguenze. Qui convergono intuizione, consultazione con gli altri e analisi della situazione, per rassicurarsi, a tutti i livelli, della validità e della fattibilità del proprio progetto.

Decisione
E’ il passo successivo, è la scelta di una possibilità rispetto a tante altre che vengono così mese da parte. E’ questa la difficoltà della scelta, il saper abbandonare le altre strade per concertarsi su una in particolare. Spesso, vuol dire saper lasciar andare il passato e avere il coraggio di gettarsi nell’avventura che il futuro riserva.

Affermazione
Siamo solo a metà strada e per non perdere la carica è il momento di rafforzare la fiducia in noi stessi con l’affermazione. Come? Con l’uso di “parole di potere” – affermazioni verbali chiare e precise – da ripetere a se stessi, da scrivere in bigliettini da avere sempre sottomano; con l’uso di immagini, visualizzandosi a progetto già realizzato; con la dichiarazione ad altri delle proprie intenzioni, per rafforzare l’impegno preso.

Programmazione
Una volta chiaro il progetto, verificata la sua attuabilità, definite le collaborazioni giuste, si tratta di riconoscere e stabilire la sequenza giusta per le varie fasi: formulazione, il piano a grandi linee; programmazione, più specifica e dettagliata; strutturazione, con l’esame dei dettagli pratici; fino al progetto pilota, che lo verifica in pratica.

Direzione dell’esecuzione
Ora si tratta non tanto di eseguire, quanto di coordinare efficacemente l’esecuzione, sapendo coinvolgere risorse esterne e interne nel modo giusto. In particolare, questa fase richiede di saper tener conto dei tempi e dei modi sia del corpo che della mente, ma anche di valorizzare altre funzioni psichiche spesso trascurate – come emozione, sensazione e immaginazione -, canalizzando sapientemente tutte le energie psichiche in una unica direzione.

Marcella Danon

Articolo tratto da http://www.lifegate.it/essere/articolo.php?id_articolo=1523

Uno dei ruoli più importanti per un genitore, ma per il quale è meno preparato, è quello di essere di supporto per facilitare i propri figli nella crescita.  
 
 Il modo in cui lo si esprime è spesso il risultato della propria esperienza di vita, e deriva dalle reazioni emotive del momento. Ma forse anche il genitore avrebbe bisogno di imparare come meglio esprimersi nei confronti delle situazioni.

In primo luogo, un genitore dovrebbe rendersi conto che il figlio, per imparare qualcosa di nuovo, di diverso, ha necessità di lasciar andare parte del suo bagaglio presente, altrimenti continuerebbe ad agire come ha sempre fatto, senza progredire.

Il genitore, può facilitare la crescita del figlio stimolando il distacco da ciò che è usuale o abitudinario, creando una sorta di separazione dallo status quo. Un modo per favorire questo distacco è quello di creare un punto di attrazione verso cui dirigere l’attenzione del ragazzo, in sostanza “dipingere un quadro” così attraente del cambiamento a cui non potrà resistere.

A questo punto si può pensare di affrontare un processo trasformazionale: quando il genitore è consapevole di cosa succede all’interno di una crescita può diventare un valido sostegno come educatore. Il genitore può permettere al giovane di camminare sulle sue gambe, evitando il rischio di dare la soluzione troppo in fretta, e magari essere vissuto come pedante e quindi non ascoltato.

In questo modo, inoltre, il genitore riesce ad evocare dal ragazzo le strategie per affrontare le sfide, utilizzando un linguaggio appropriato attraverso il quale esplorare scelte e soluzioni di diversa natura. Tutto ciò senza dimenticare la necessità che il figlio diventi un buon cittadino, non solo che ubbidisca alle regole della famiglia o della società.

Ogni azione educativa è da compiere con un occhio al futuro, non solo al presente. Un occhio rivolto su ciò che il giovane, a sua volta, porterà come contributo all’universo.

Per fortuna esistono oggi scuole dove anche il genitore può imparare a migliorare queste abilità.

Elena Comegna

Tratto da http://www.lifegate.it/essere/articolo.php?id_articolo=1704
 

Segni e Impronta nasce dal desiderio di scambiare, dare e ricevere  tra le persone attraverso la condivisione di percorsi appropriati per raggiungere un benessere psico fisico.
Questo ci pare possibile attraverso lo svolgimento di attività ludico ricreative educative, attraverso la stimolazione sensoriale e dell’intelligenza emotiva.Coltiviamo con percorsi artistico/manuali la capacità di “creare” e “fare” in diverse espressioni.
Nel perseguire tali finalità Segni e Impronta promuove ed organizza iniziative d’ogni genere,  in particolare:

– Attività di studio e ricerca;
– Organizzazione di incontri e corsi;
– Manifestazioni rivolte al pubblico più vasto:laboratori, mostre, spettacoli, feste, manifestazioni propagandistiche, stand espositivi.
– Iniziative marginali, editoriali e giornalistiche;
– Relazione e contatti permanenti con personalità e associazioni gruppi di lavoro e comitati dedite a finalità simili;
– Promozioni di comitati e gruppi di lavoro che agiscano secondo specifici settori di competenza e di attività;

Segni e Impronta per il raggiungimento di finalità civili e di crescita consapevole delle persone intende essere anche soggetto promotore nella discussione di tematiche ambientali, sociali oltre che culturali interagendo anche con altre associazioni soggetti attivi sul territori tramite:

– Opera di sensibilizzazione dei pubblici poteri;
– Iniziative di volontariato e di intervento sociale rivolte anche  alla tutela e alla salvaguardia del territorio,;
– Iniziative per il tempo libero e la promozione di un turismo responsabile;
– Sensibilizzazione allo sviluppo sostenibile ( economico, ambientale, sociale e culturale ) e al consumo consapevole

 

Donatella Ciammola