Segni e Impronta

Archive for Maggio, 2008

Dall’intenzione alla realizzazione di un progetto ci sono diverse fasi da rispettare affinché un’idea si trasformi in azione. Conoscere le diverse tappe aiuta a riconoscere tutti i diversi momenti necessari e ad attivarsi di conseguenza.  
 
 Perché i progetti – grandi o piccoli che siano – non arrivano sempre a compimento? Il motivo non è sempre lo stesso, perché il processo dell’atto della volontà è composto da diverse fasi che vanno tutte superate per costruire quel ponte che fa da collegamento tra il volere e il potere, tra l’idea e la realizzazione.
Se non siamo pienamente soddisfatti delle nostre capacità realizzative, o se vogliamo migliorarle, conoscere l’esatto percorso ci aiuta a capire quale è, per noi – eventualmente -,  l’anello più debole della catena e come intervenire per rendere più efficace la nostra volontà.

Intenzione
Prima ancora di intraprendere una realizzazione, è di aiuto interrogarsi a fondo sui fini per cui si agisce, senza fermarsi alle risposte più logiche, ma interrogandosi anche su possibili motivazioni più recondite. In questo modo, se si sarà onesti con se stessi, si potrà usare la carica motivazionale proveniente da diversi livelli, convogliando quindi energia ed entusiasmo di diversi aspetti di sé in una unica direzione.

Deliberazione
E’ la fase della valutazione degli obiettivi, delle possibilità, delle implicazioni, delle conseguenze. Qui convergono intuizione, consultazione con gli altri e analisi della situazione, per rassicurarsi, a tutti i livelli, della validità e della fattibilità del proprio progetto.

Decisione
E’ il passo successivo, è la scelta di una possibilità rispetto a tante altre che vengono così mese da parte. E’ questa la difficoltà della scelta, il saper abbandonare le altre strade per concertarsi su una in particolare. Spesso, vuol dire saper lasciar andare il passato e avere il coraggio di gettarsi nell’avventura che il futuro riserva.

Affermazione
Siamo solo a metà strada e per non perdere la carica è il momento di rafforzare la fiducia in noi stessi con l’affermazione. Come? Con l’uso di “parole di potere” – affermazioni verbali chiare e precise – da ripetere a se stessi, da scrivere in bigliettini da avere sempre sottomano; con l’uso di immagini, visualizzandosi a progetto già realizzato; con la dichiarazione ad altri delle proprie intenzioni, per rafforzare l’impegno preso.

Programmazione
Una volta chiaro il progetto, verificata la sua attuabilità, definite le collaborazioni giuste, si tratta di riconoscere e stabilire la sequenza giusta per le varie fasi: formulazione, il piano a grandi linee; programmazione, più specifica e dettagliata; strutturazione, con l’esame dei dettagli pratici; fino al progetto pilota, che lo verifica in pratica.

Direzione dell’esecuzione
Ora si tratta non tanto di eseguire, quanto di coordinare efficacemente l’esecuzione, sapendo coinvolgere risorse esterne e interne nel modo giusto. In particolare, questa fase richiede di saper tener conto dei tempi e dei modi sia del corpo che della mente, ma anche di valorizzare altre funzioni psichiche spesso trascurate – come emozione, sensazione e immaginazione -, canalizzando sapientemente tutte le energie psichiche in una unica direzione.

Marcella Danon

Articolo tratto da http://www.lifegate.it/essere/articolo.php?id_articolo=1523

Uno dei ruoli più importanti per un genitore, ma per il quale è meno preparato, è quello di essere di supporto per facilitare i propri figli nella crescita.  
 
 Il modo in cui lo si esprime è spesso il risultato della propria esperienza di vita, e deriva dalle reazioni emotive del momento. Ma forse anche il genitore avrebbe bisogno di imparare come meglio esprimersi nei confronti delle situazioni.

In primo luogo, un genitore dovrebbe rendersi conto che il figlio, per imparare qualcosa di nuovo, di diverso, ha necessità di lasciar andare parte del suo bagaglio presente, altrimenti continuerebbe ad agire come ha sempre fatto, senza progredire.

Il genitore, può facilitare la crescita del figlio stimolando il distacco da ciò che è usuale o abitudinario, creando una sorta di separazione dallo status quo. Un modo per favorire questo distacco è quello di creare un punto di attrazione verso cui dirigere l’attenzione del ragazzo, in sostanza “dipingere un quadro” così attraente del cambiamento a cui non potrà resistere.

A questo punto si può pensare di affrontare un processo trasformazionale: quando il genitore è consapevole di cosa succede all’interno di una crescita può diventare un valido sostegno come educatore. Il genitore può permettere al giovane di camminare sulle sue gambe, evitando il rischio di dare la soluzione troppo in fretta, e magari essere vissuto come pedante e quindi non ascoltato.

In questo modo, inoltre, il genitore riesce ad evocare dal ragazzo le strategie per affrontare le sfide, utilizzando un linguaggio appropriato attraverso il quale esplorare scelte e soluzioni di diversa natura. Tutto ciò senza dimenticare la necessità che il figlio diventi un buon cittadino, non solo che ubbidisca alle regole della famiglia o della società.

Ogni azione educativa è da compiere con un occhio al futuro, non solo al presente. Un occhio rivolto su ciò che il giovane, a sua volta, porterà come contributo all’universo.

Per fortuna esistono oggi scuole dove anche il genitore può imparare a migliorare queste abilità.

Elena Comegna

Tratto da http://www.lifegate.it/essere/articolo.php?id_articolo=1704